Storia della Valle

Dalla colonizzazione ai giorni nostri

La colonizzazione della Valle si ebbe in momenti differenti e fu attuata da popolazioni diverse. Ecco perché sono presenti due comunità linguistiche differenti in una stessa Valle.

La presenza di attività in Valle risale già alla fine dell’età del Bronzo, testimoniata dai forni fusori visitabili presso il Passo Redebus nell’Area Archeologica Acqua Fredda. Si ebbero però anche altre frequentazioni della Valle, per lo sfruttamento dei boschi e del pascolo.

La vera e propria colonizzazione della Valle si ebbe però successivamente, attuata da popolazioni diverse, in momenti storici differenti. Ecco perché sono presenti due comunità linguistiche diverse in una stessa Valle.

Nel lato orografico sinistro della Valle dei Mòcheni è presente una comunità di minoranza linguistica, i cui abitanti sono denominati mòcheni, nella lingua locale, bersntoler. Fino a qualche tempo fa si pensava che i mòcheni derivassero dai canopi, ossia persone specializzate nell’attività mineraria. In realtà questa credenza è stata smentita!
Dopo l’anno Mille infatti vi fu un aumento della popolazione ed uno spostamento verso altri territori. In questo contesto alcuni roncadori (roncare= disboscare, tagliare con la ronca), provenienti da varie zone del territorio tedesco e da zone limitrofe, vennero chiamati in Valle per dissodare i terreni e qui si stabilirono, vivendo di agricoltura e allevamento.

Dall’altro lato della Valle invece, nel comune di S.Orsola, a cui appartiene anche la frazione di Mala, il territorio era già utilizzato dalla popolazione di Viarago per l’alpeggio ed in seguito vi fu una vera e propria colonizzazione da parte delle aree limitrofe di Viarago, Serso e Portolo-Canezza. Dal XIV secolo al XIX secolo il territorio era parte della Gastaldia di Viarago.

La denominazione di S.Orsola Terme fu decisa nel 1987, ma la presenza di acqua termale fu constatata già dopo la metà del ‘600 . L’acqua minerale ha delle qualità terapeutiche per patologie rinofaringee e delle vie respiratorie e la terapia idropinica per favorire la digestione. Attualmente la struttura termale si presenta chiusa e inutilizzata.

Nel corso del 1400 in Valle arrivò un gran numero di minatori (detti Canopi, Knòppn) provenienti dalle aree tedesche della Boemia o della Valle dell’Inn per scavare e cercare minerali nelle montagne. Essi rimasero per lungo tempo nella valle, pur non integrandosi con le comunità locali.

Con il passare dei secoli all’attività dell’agricoltura si aggiunse il commercio ambulante, praticato prevalentemente dagli uomini detti Krumer, che nei mesi invernali, si spostavano a piedi nelle località tirolesi, austriache, bavaresi, boeme ma anche sino ai confini della Russia per la vendita di piccoli oggetti come chingaglierie e  anche immagini sacre sottovetro. Successivamente alla prima guerra mondiale il territorio in cui i krumer commerciavano si ridusse a quello dell’Alto Adige, dove i commercianti vendevano per la maggior parte stoffe.

Al giorno d’oggi vi sono ancora dei krumer in Valle, i quali, attraverso il loro furgoni si spostano in varie località per la vendita prevalente di materassi, doghe, coperte etc. L’attività è cambiata molto, non è più stagionale ma annuale e lo spostamento avviene con mezzi propri, a differenza del passato dove i krumer si muovevano a piedi.

Oggigiorno la popolazione della valle ha mantenuto viva la propria lingua e le proprie tradizioni. L’economia è mutata notevolmente e molte sono le famiglie che ogni giorno si spostano nel fondovalle per lavorare.

Musil

Scrittore austriaco che visse per tre mesi in Valle dei Mòcheni durante la prima guerra mondiale

uno dei segreti di questa natura era il senso di appartenenzaMusil R.

Il modo di costruire le case, i masi, ma anche il modo singolare di vivere della gente di questa valle impressionò lo scrittore Robert Musil che nel 1915 trascorse alcuni mesi nella Valle del Fersina.

“Giunti dentro la valle si trovarono in un luogo bizzarro…” scrive nel racconto Grigia “…se si guardava dal basso la prateria ci si credeva trasportati in un villaggio preistorico su palafitte, perché tutte le case, dalla parte della valle, erano piantate su pali alti”.

Durante la prima guerra mondiale lo scrittore fu nominato dall’esercito austriaco vicecomandante del fronte situato sulla catena del Lagorai e stazionò per tre mesi a Palù del Fersina.

Fu notevolmente affascinato e attratto dalla storia, dalla natura e dal carattere degli abitanti di questa valle, definita da lui stesso “la valle incantata”. Il fascino verso questi luoghi si trasformò poi in una novella intitolata “Grigia”, pubblicata nel 1921, ma ispirò anche alcune tra le sue opere più importanti.

A Palù è possibile ripercorrere alcuni momenti della sua storia attraverso il percorso letterario

Paesaggio e architettura

L'intreccio tra uomo e natura

“salendo però dietro il paese ancora per un centinaio di piedi si raggiungeva un terrazzo non tanto ampio coperto di campi, prati, fienili e case sparse” Musil

Quando si arriva in Valle dei Mòcheni ci si può subito accorgere dell’assenza di un centro abitativo concentrato. Il paesaggio della Valle è infatti caratterizzato dalla presenza di gruppi di case sparse che si trovano tra i 700 e i 1300 m.

Un tempo il modello abitativo era costituito dal “maso” detto hoff in lingua mòchena, il quale era composto generalmente da un fienile, una piccola cucina, delle stanze da letto e una stalla. L’attività  giornaliera era concentrata sull’agricoltura e l’allevamento che modificavano il paesaggio rendendolo adatto a queste attività.

Tutt’intorno al maso il nucleo familiare aveva dei campi o dei pascoli che teneva con cura e dal quale ricavava le materie prime necessarie alla sopravvivenza.L’economia era infatti basata sull’autosufficienza e ciò determinava anche una grande capacità di innovazione e di semplificazione delle azioni umane. Generalmente i prodotti utilizzati per il lavoro quotidiano erano naturali, e, spesso si utilizzava il legno, che caratterizzava l’architettura del maso, con tetti in scandole e la parte superiore realizzata attraverso la tecnica del Blockbau con tronchi di legno locale.
Anche gli zoccoli – kospn e le ceste – zoa’ erano realizzati in legno da parte di abilissimi artigiani locali.

Oltre al maso generalmente le famiglie possedevano anche una stalla estiva summerstòll dove portavano gli animali al pascolo. Oggi molte di queste stalle sono state trasformate in deliziose baite suggestive.

Continua a leggere

Potrebbe interessarti anche....